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	<title>Tra il codice e la realtà &#187; google</title>
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	<description>omnia munda mundis</description>
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		<title>To blank or not to blank</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[analytics]]></category>
		<category><![CDATA[caasa]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza di rimbalzo]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho sempre trovato fastidioso che su una pagina web i link si aprissero in un modo &#8220;inatteso&#8221;, su un pop-up, una nuova pagina, un lightbox o anche un div interno alla pagina originaria. Sono tutte soluzioni che hanno i loro vantaggi e il loro significato in certi contesti, ma comunque generano un comportamento inaspettato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre trovato fastidioso che su una pagina web i link si aprissero in un modo &#8220;inatteso&#8221;, su un pop-up, una nuova pagina, un lightbox o anche un div interno alla pagina originaria.</p>
<p>Sono tutte soluzioni che hanno i loro vantaggi e il loro significato in certi contesti, ma comunque generano un comportamento inaspettato e non controllato,  rendono non funzionante l&#8217;history della navigazione e complicato l&#8217;accesso all&#8217;url della pagina.</p>
<p>Ciò nondimeno, su <a title="Caasa, il motore di ricerca degli immobili in Italia." href="http://www.caasa.it">Caasa</a>, in particolare sulla pagina dei risultati il link ai singoli annunci, sui portali originali, veniva aperto su una nuova pagina, in modo da garantire che l&#8217;utente tenesse aperta anche la pagina di ricerca su Caasa e non si &#8220;perdesse&#8221; finendo sul nuovo sito.</p>
<p>E bene, qualche giorno fa, mettendo online qualche modifica di poco conto su titoli e descrizione, ho rimosso il target=&#8221;_blank&#8221; che era presente in quei link. Cosa aspettarsi in termini di pagine per visita, frequenza di rimbalzo e permanenza sul sito ?</p>
<p><a href="http://www.andreamurru.com/wp-content/uploads/2012/02/effetto-blank.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-180" title="Effetto Blank" src="http://www.andreamurru.com/wp-content/uploads/2012/02/effetto-blank-300x169.jpg" alt="Effetto su pagine/visita e frequenza di rimbalzo" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Ebbene, incredibilmente (almeno per me), l&#8217;effetto è stato straordinariamente sensibile ed estremamente positivo:</p>
<ul>
<li>Il numero di pagine a visita è balzato da circa <strong>3,6</strong> a quasi <strong>6</strong> !</li>
<li>La frequenza di rimbalzo è passata dal <strong>51%</strong> al <strong>34%</strong> !</li>
<li>La permanenza sul sito è leggermente aumentata (da <strong>6</strong> min a circa <strong>7</strong>) !</li>
</ul>
<p>Non c&#8217;è stato un sensibile miglioramento negli utili pubblicitari (ma si sa che i click sono essenzialmente connessi al numero di visitatori non di impressions).</p>
<p>Nella mia esperienza non avevo mai riscontrato cambiamenti così significativi e in precedenza avevo ottenuto dei cambiamenti positivi (ma non così ampli) solo attraverso un sensibile miglioramento della velocità di visualizzazione delle pagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I numeri di Google</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 10:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[caffeine]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; sempre molto interessante avere dei riferimenti numerici relativi al &#8220;giganti&#8221; del software: sapere quanti e quali server utilizzano, di quanta banda hanno bisogno, che tecnologie adottano, quanti sviluppatori hanno, etc etc è un modo irrinunciabile per rimanere a contatto con la realtà &#8220;che conta&#8221; a livello internazionale. In particolare l&#8217;universo di Google con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sempre molto interessante avere dei riferimenti numerici relativi al &#8220;giganti&#8221; del software: sapere quanti e quali server utilizzano, di quanta banda hanno bisogno, che tecnologie adottano, quanti sviluppatori hanno, etc etc è un modo irrinunciabile per rimanere a contatto con la realtà &#8220;che conta&#8221; a livello internazionale.</p>
<p>In particolare l&#8217;universo di Google con le tecniche utilizzate, i suoi approcci innovativi (dalla GUI allo sviluppo web, dal cloud computing al software e agli algoritmi utilizzati e spesso rilasciati pubblicamente) sono oltremodo importanti, perché spesso anticipano dei trend che poi investiranno e saranno &#8220;interiorizzati&#8221; dagli altri ed inevitabilmente utilizzati massivamente in virtù della assoluta qualità.</p>
<p>Ho letto quindi con piacere un <a title="New search index Caffeine" href="http://googleblog.blogspot.com/2010/06/our-new-search-index-caffeine.html">recente articolo</a> che, introducendo il nuovo indice delle ricerche (caffeine), fornisce qualche numero sul volume delle pagine indicizzate:</p>
<blockquote><p>Google indicizza centinaia di migliaia di GB al giorno!</p></blockquote>
<p>Mi sembra davvero una cifra enorme, anche per Google&#8230; quale complessità nel memorizzarla e sopratutto nel ricercarci all&#8217;interno !</p>
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		<title>La sottile differenza tra IP delivery e Cloaking</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 22:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Murru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[cloaking]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[ip-delivery]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra le linee guida di google più &#8220;profonde&#8221; c&#8217;è ovviamente il fatto di evitare il cloaking, ovvero di presentare a googlebot contenuti differenti rispetto a quelli presentati ad un normale utente. Ci sono però alcuni casi in cui presentare un contenuto differente sulla base dello user-agent, non è affatto un &#8220;imbroglio&#8221;, ma è anzi un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra <a title="webmaster guidelines" href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?hl=en&amp;answer=35769" target="_blank">le linee guida</a> di google più &#8220;profonde&#8221; c&#8217;è ovviamente il fatto di evitare il cloaking, ovvero di presentare a googlebot contenuti differenti rispetto a quelli presentati ad un normale utente. Ci sono però alcuni casi in cui presentare un contenuto differente sulla base dello user-agent, non è affatto un &#8220;imbroglio&#8221;, ma è anzi un modo per fornire migliori informazioni o addirittura una necessità in qualche caso.</p>
<p>In particolare può essere necessario fornire contenuti differenti in base al browser utilizzato (ad esempio in mobilità o con una risoluzione molto bassa) o in assenza di plugin (come flash) o ancora in seguito ad informazioni ottenute automaticamente (tramite cookies) sull&#8217;utente.</p>
<p>Altro caso tipico in cui una generazione &#8220;specializzata&#8221; dei contenuti è utilizzata in modo lecito è legato alla lingua o alla localizzazione geografica dello user-agent. Si tratta di tecniche ormai diffusissime che possono essere estremamente utili e funzionali per gli utenti, anche capisco che possano mettere in difficoltà sistemi puramenti automatici di crawling.</p>
<p>Purtroppo però la posizione di google rispetto all&#8217;utilizzo di tali tecniche non è completamente chiaro e mette quindi in grosse difficoltà i webmaster che devono valutare (paradossalmente) se implementare funzionalità a vantaggio degli utenti con il rischio di essere penalizzati dai bot convinti che tali funzionalità siano implementate a loro vantaggio.</p>
<p>Tale problematica ha dato luogo a lunghi dibattiti tra gli addetti ai lavori, tra i quali va senz&#8217;altro letto questo <a title="White Hat Cloaking" href="http://www.seomoz.org/blog/white-hat-cloaking-it-exists-its-permitted-its-useful" target="_blank">post</a> su seomoz blog.</p>
<p>Fortunatamente c&#8217;è anche un <a href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2008/06/how-google-defines-ip-delivery.html" target="_blank">post</a> sul blog ufficiale di google che fa una buona chiarezza sulla vicenda; lo spirito della &#8220;legge&#8221; di gogle è estremamente ragionevole:</p>
<blockquote><p>Googlebot should see the same content a typical user from the same IP address would see.</p></blockquote>
<p>Ovviamente non è chiarissimo cosa voglia dire &#8220;the same content&#8221;: identico al byte ? identico solo nei contenuti (ad esempio non nella pubblicità) ? uguale in una buona percentuale del sito ? Sinceramente non credo che sia possibile determinare in mo affidabile al 100% nessuna procedura completamente automatica, visto che mi vengono sempre in mente casi &#8220;leciti&#8221; estremamente difficili da estrapolare. Ma almeno lo spirito mi sembra estremamente condivisibile.</p>
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